L’algoritmo non ti ama

TikTok e il ban temporaneo negli USA: una breve riflessione sull’importanza di costruire un collegamento diretto con il proprio pubblico, oltre i social e gli algoritmi

TikTok e il ban temporaneo negli USA: una breve riflessione sull’importanza di costruire un collegamento diretto con il proprio pubblico, oltre i social e gli algoritmi

Il ban temporaneo di TikTok negli Stati Uniti ha lasciato milioni di utenti e creator per qualche ora nel vuoto. Chi ci ha costruito una seconda entrata, chi ha lavorato sodo per creare una community e anche chi ne ha fatto un lavoro vero e proprio. Per un pomeriggio tutto si è interrotto a causa di una decisione presa altrove. Da qui la domanda, per una volta, sorge spontanea anche per chi non aveva ancora avuto modo di farci una riflessione: il tuo pubblico dei social, i tuoi follower, quanto sono tuoi davvero?

I follower non ti appartengono

Questa è la risposta scomoda. Ogni like, ogni commento, ogni nuovo lead vive dentro una piattaforma che non puoi controllare. Non hai i loro contatti. Non sai come raggiungerli se domani l’algoritmo decide che i tuoi contenuti non devono più girare. E purtroppo capita continuamente: basta un aggiornamento, una nuova policy, una tensione geopolitica e la portata organica crolla. Chi ha lavorato su Facebook dieci anni fa lo sa bene, chi era su Twitter prima che cambiasse padrone, anche. Ovviamente il punto non è smettere di usare i social. Il punto è non utilizzare i social come l’unico canale di collegamento tra te e chi ti segue.

Il sito è forse l’unico posto che controlli davvero

Un sito web è la cosa più vicina a una proprietà digitale. Non dipende dagli umori di una piattaforma, non ha una sezione commenti che qualcuno può chiudere domani e soprattutto: se ci arriva qualcuno, sei tu a decidere cosa vede e cosa gli chiedi. Detto questo, un sito serve a poco se non lavora. Serve che sia visibile su Google e sempre di più anche nei risultati delle AI, che carichi in fretta, che faccia qualcosa di utile per gli utenti. E la cosa più utile che fa per te è una sola: raccogliere contatti. L’iscrizione a una newsletter, un numero WhatsApp, qualunque cosa sposti una persona dal seguire la tua pagina all’averti dato il permesso di parlargli direttamente.

L’email marketing funziona ancora (sì, davvero)

So cosa stai pensando. L’email sembra il canale più vecchio del mondo, eppure continua a battere quasi tutto il resto per tassi di conversione. Il motivo è banale: chi si iscrive alla tua newsletter ha fatto una scelta attiva e ti ha dato un indirizzo che in media cambia ogni dieci anni, se mai lo cambia. Rispetto a un follower, un iscritto vale molto di più. Puoi segmentarlo, puoi parlargli di cose diverse a seconda di cosa ha comprato o aperto, puoi costruire una sequenza automatica che accompagna un nuovo cliente dal primo contatto all’acquisto senza muovere un dito. E soprattutto, con gli strumenti giusti, l’email arriva. Nessun algoritmo si mette in mezzo. Basta creare un motivo valido per iscriversi (uno sconto, una guida, un contenuto che non trovi altrove) e scrivere cose che valga la pena leggere. Forse non proprio così banale, ma questo è.

WhatsApp è dove la gente risponde

Su WhatsApp un messaggio viene aperto quasi sempre. I dati parlano di tassi di apertura intorno al 98%, che è una cifra che nessun altro canale raggiunge. Il motivo è che le persone ci parlano con amici e famiglia, e un messaggio di un’azienda entra nello stesso ambiente. Questa è anche la parte delicata. Proprio perché è un canale intimo, non puoi usarlo come una bacheca promozionale. Funziona quando serve a risolvere qualcosa: rispondere a una domanda, mandare una conferma d’ordine, confermare un appuntamento, segnalare una cosa che davvero interessa a quella persona. Usato bene, diventa il canale di assistenza più efficace che tu abbia. Usato male, ti fai bloccare. La WhatsApp Business API permette oggi di integrarlo praticamente con il tutto: CRM, cataloghi prodotti, automazioni. Vale la pena guardarlo seriamente, soprattutto se vendi qualcosa che richiede una conversazione prima della conversione.

Nessun canale da solo basta

Il sito, l’email, WhatsApp, i social: da soli possono svolgere un bel lavoro. Ma uniti diventano un sistema. Il social porta le persone a soffermarsi per un momento, il sito gli permette di approfondire l’argomento, l’email e WhatsApp restano quando tutto il resto si è spento. Ogni canale ha un ruolo diverso e il trucco è farli parlare tra loro invece di trattarli come compartimenti stagni. Un esempio concreto, visto e rivisto: entri su TikTok, trovi un creator che ti interessa, clicchi il link in bio, arrivi sul suo sito, scarichi una guida gratuita e lasci la tua mail. Da lì parte una sequenza di benvenuto che magari ti porta a un acquisto, o a un appuntamento, o solo a tenere d’occhio chi c’è dall’altra parte. Se preferisci WhatsApp te lo offrono. TikTok ha fatto il suo lavoro, ma da quel momento il tuo contatto non dipende più dalla piattaforma.

Non aspettare il prossimo ban

TikTok alla fine non è sparito, ma è cambiato. L’accordo chiuso a fine 2025 ha trasferito il controllo della versione americana a una joint venture guidata da Oracle, Silver Lake e un fondo di Abu Dhabi, con ByteDance sotto il 20% e l’algoritmo riaddestrato da zero sui soli dati statunitensi. In pratica chi pubblicava contenuti su TikTok a gennaio 2025 si è ritrovato, un anno dopo, su una piattaforma con proprietà diversa, governance diversa e un algoritmo che non ti conosceva più. Questa è la parte che spesso viene sottovalutata. Non serve che una piattaforma chiuda davvero: basta che cambi. E le piattaforme cambiano continuamente, per ragioni politiche, commerciali, normative. Le uniche strategie che resistono nel tempo sono quelle che non dipendono da una sola porta di ingresso. Se stai leggendo questo articolo e ti accorgi che il 90% del tuo pubblico proviene da un singolo canale, inizia da oggi a spostare qualcosa. Un modulo di iscrizione sul sito, un numero WhatsApp in bio, una prima email mandata ai contatti che già hai. Non serve rivoluzionare tutto e subito. Serve solo cominciare. Se vuoi capire come strutturare un ecosistema che regga anche al prossimo scossone, scrivici.