Cinquant’anni di esperienza da soli non vendono, ma allora cosa scrivere al posto della solita storia dell’azienda?
A febbraio 2026 Google ha aggiunto una nuova sezione dedicata agli autori dei contenuti nella documentazione di Google Search Central e anche l’aggiornamento dell’algoritmo di marzo ha dato più peso a una cosa precisa: l’esperienza diretta di chi sta dietro al sito. Tradotto: capire chi pubblica un contenuto è diventato più importante di prima, sia per Google sia per le AI come ChatGPT o Perplexity che oggi citano fonti nelle loro risposte. Sembrerebbe la rivincita della pagina Chi siamo e in parte lo è. Il punto è che la pagina Chi siamo o il classico About che si vede di solito sui siti delle PMI italiane non risponde alla domanda giusta.
La pagina Chi siamo infatti serve a far fare un passo in più al visitatore, non a raccontargli la storia dell’azienda. E far fare un passo in più, qui, vuol dire spostare il focus da quello che hai fatto a quante persone hai aiutato a fare quello che gli serviva.
Cosa cerca davvero un utente quando clicca su Chi siamo
Quando una persona clicca su Chi siamo non è curiosa della tua storia. Sta facendo una verifica. Ti sta dicendo: “Mi piacerebbe fidarmi di voi, datemi un motivo per farlo”.
È un momento di alta intenzione, molto più di quello che si potrebbe pensare. Non è una pagina di servizio, è una pagina che può chiudere o aprire una conversazione. Eppure spesso viene trattata come la sezione storia di un libro aziendale. “Siamo nati nel 1995, abbiamo trent’anni di esperienza, siamo leader nel settore, il nostro team è composto da professionisti qualificati.” Cinque righe scritte bene, ma che parlano poco a chi è arrivato lì in cerca di un motivo per fidarsi.
Anno ed anni di esperienza, da soli, dicono poco
“Da tot anni nel settore” è una delle frasi più ricorrenti nei Chi siamo italiani, e funziona meno di quanto sembri. Il motivo è semplice: l’esperienza è una premessa, non una promessa. Dire che hai anni ed anni di esperienza non spiega cosa hai prodotto per i tuoi clienti in quel seppur notevole lasso di tempo.
Stessa frase riformulata: “In trent’anni abbiamo seguito più di 500 aziende manifatturiere a portare i loro prodotti su mercati che prima non riuscivano a raggiungere”. Stessa anzianità, peso completamente diverso. Non parla più di te, parla di quello che succede a chi lavora con te.
È un piccolo spostamento di prospettiva. Ma cambia tutto.
Cosa premia Google nella pagina Chi siamo, oggi
Google da qualche anno valuta i contenuti con un acronimo chiamato E-E-A-T, che sta per Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness. Tradotto: esperienza diretta, competenza, autorevolezza, affidabilità. Non è un punteggio, è una griglia che Google usa per capire se un sito è una fonte attendibile o un contenuto scritto un po’ alla buona. La pagina Chi siamo, insieme alla pagina contatti, è uno dei posti dove Google va a cercare segnali di tutte e quattro queste cose.
Da febbraio 2026 Google ha alzato l’asticella su un punto preciso: chi firma i contenuti deve essere riconoscibile. Non basta più scrivere “il nostro team”, servono nomi, ruoli, foto reali, eventualmente i profili LinkedIn linkati. Le AI generative come ChatGPT, Perplexity e gli stessi riassunti AI di Google funzionano in modo simile. Quando devono scegliere chi citare in una risposta, valutano se dietro al sito c’è qualcuno di identificabile. Una pagina Chi siamo con persone vere, esperienza spiegata e contatti chiari aumenta le possibilità di essere notati. Una con “il nostro team di esperti” senza nomi, molto meno.
Lo schema che funziona, in pratica
Quello che vediamo funzionare con i nostri clienti è una pagina Chi siamo costruita in tre blocchi, in questo ordine.
Primo: una frase di posizionamento all’apertura, che dica chi aiutate, a fare cosa, con quale risultato. Non “produciamo borse in pelle dal 1985 in Toscana”, ma “creiamo borse in pelle per piccole boutique e brand emergenti che cercano qualità artigianale e tempi di consegna certi”. Una frase, un’idea, una promessa.
Secondo: tre o quattro fatti misurabili, non aggettivi. Quanti clienti seguite, quanti anni in media restano con voi, qualche numero che dia profondità. Non serve essere grandi, basta essere onesti. “120 clienti attivi, 9 anni di durata media del rapporto, lavorazioni gestite in 5 paesi” dice molto più di “siamo un partner affidabile e di lunga data”.
Terzo: le persone, con nome, foto, ruolo, due righe di racconto. Non “il nostro team di esperti” ma Marco, Sara, Luca, ognuno con due righe che spieghino cosa fa concretamente in azienda. Questo blocco lavora doppio: convince il visitatore umano e in parallelo, fornisce a Google e alle AI le informazioni che servono per riconoscere il sito come fonte attendibile.
La storia dell’azienda non sparisce, cambia di posto
So cosa stai pensando. Hai una storia bella, magari un fondatore con un percorso interessante, una traiettoria che vale la pena raccontare. È giusto e va raccontata. Solo non in apertura. La storia funziona dopo, quando il visitatore ha già capito perché dovrebbe ascoltarti. Una sezione “Come siamo arrivati fin qui” a metà pagina, breve, con uno o due passaggi chiave del percorso, fa il suo lavoro senza occupare lo spazio che serve a convertire il primo sguardo.
E la differenza, in pratica, è proprio questa. La pagina Chi siamo non è il posto dove l’azienda parla di sé. È il posto dove l’azienda risponde alla domanda implicita “cosa c’è qui per me?” che il visitatore si è già fatto cliccando su quel link nel menu. Risposto a quella, tutto il resto trova posto più facilmente.
Riscriverla è più semplice di quanto sembri
Non serve buttare via tutto. Spesso basta qualche ora di lavoro su un foglio bianco e tre domande a cui rispondere onestamente: chi aiuti, a fare cosa, con quali risultati che si possono mostrare.
Tutto quello che non risponde a queste tre domande va spostato più in basso, oppure tolto.
Se vuoi capire cosa cercano i visitatori e i motori di ricerca e come trovare nuovi clienti rispondendo alle loro esigenze, scrivici. Faremo insieme un’analisi e un piano operativo per ottimizzare la tua presenza online.